Ambiente, obiettivo chiudere le centrali a carbone

di Euroroma 13/10/2015 AMBIENTE
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Il prossimo 11 dicembre si apre a Parigi la Conferenza Cop21, la Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici, motivo per il quale in molti paesi i temi e le questioni ambientali entrano nel dibattito politico con urgenza. Sul tavolo la prima questione in merito ai cambiamenti del clima è quella delle emissioni di Co2. Quale il percorso da seguire per ridurre tali emissioni, ormai scientificamente provate come nocive per il clima oltre che per la qualità della vita delle forme viventi, è il problema più rilevante di cui si discuterà in quella sede, come già fatto ad esempio per il Protocollo di Kyoto.

Da noi l’ultima novità nel panorama politico è una risoluzione al vaglio dle Parlamento presentata da Stella Bianchi (Pd), presidente dell'intergruppo Globe Italia che mette insieme i parlamentari impegnati in materia ambientale. Il succo della risoluzione è la messa in atto di provvedimenti legislativi che in un arco temporale medio possano portare alla chiusura progressiva delle centrali a carbone e di porre nuovi limiti alle emissioni di gas serra delle stesse centrali. Qualche giorno fa il quotidiano la Repubblica ha pubblicato uno stralcio del testo di cui si dovrebbe discutere in Parlamento, nel quale si cogli l’esigenza di intervenire in materia poiché “le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale [...] La pericolosità del carbone è aggravata dal fatto che, oltre al biossido di carbonio, vengono dispersi nell'ambiente mercurio, piombo, arsenico, cadmio e altri metalli pesanti”. Nulla di nuovo, dati già noti, ciò che sembra rilevante è il nuovo approccio che anche larghe porzioni dei partiti e della classe dirigente stanno maturando in seno al tema della qualità della vita e dei cambiamenti climatici.

A corroborare la tesi dell'opportunità di chiudere le centrali a carbone c'è anche il parere dell' UK Energy Research Centre. L'ente ritiene che andare nella direzione delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica aumenterebbe i posti di lavoro. A parità di investimenti, le energie rinnovabili darebbero lavoro 10 volte tanto rispetto al settore termoelettrico.

 Occorre sottolineare come l’aria stia già cambiando - mai metafora è stata più calzante – se non altro perché l’Enel, con una decisione per alcuni aspetti rivoluzionaria ha deciso una svolta per la produzione di energia elettrica programmando la chiusura di 23 centrali ad alto inquinamento e bassa resa.

Si potrà obiettare che la ragione principale per la decisione di chiudere gli impianti vada ricercata nella bassa resa, ma in questo caso se il motivo economico viene a coincidere con quello ambientale, rappresenterebbe uno di quei casi nel quale la ricerca del profitto possa finalmente coincidere con il rispetto per l’ambiente e verso un futuro più luminoso.


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