COP 21. Greenpeace e Oxfam "Per salvare il pianeta ci vuole più coraggio ed equità"

di Giu. Di.T 24/12/2015 AMBIENTE
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Anche se a Parigi, per le misure di sicurezza contro il terrorismo, fu vietata ogni tipo di manifestazione durante il periodo dei negoziati sul clima (COP21), nel resto del mondo milioni di cittadini sono scesi in piazza.

La società civile ha chiesto con forza la stipula di un accordo giuridicamente vincolante che scongiurasse l’innalzamento della temperatura mondiale e l’abbandono dei combustibili fossili entro il 2050. L’accordo è stato raggiunto ed i 195 paesi partecipanti, hanno firmato un’intesa che però, agli occhi di molti non risulta soddisfacente.

Greenpeace denuncia ad esempio, l’ingiustizia verso i popoli più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici, trascurati dalle decisioni dei negoziati ed i miseri aiuti previsti da quei paesi che hanno contribuito al riscaldamento globale, verso chi sta già affrontando l’emergenza climatica o l’affronterà a breve.

Oxfam invece, analizzando i contenuti dell’accordo afferma: “è stato storico solo dal punto di vista diplomatico e non anche nelle ambizioni e nel coraggio di affrontare in modo decisivo il problema del cambiamento climatico”.

Era già chiaro infatti, prima dell’incontro di Parigi, che i programmi nazionali di riduzione delle emissioni presentati, non sarebbero riusciti a contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C, figurarsi rispettare il limite di 1,5°C indicato dagli scienziati.

Secondo le stime di Oxfam, non riuscire a contenere sotto i 3°C l’innalzamento delle temperature, condannerebbe i paesi più poveri a spendere circa 800 miliardi di dollari l’anno, per far fronte all’emergenza climatica.

Forti interessi hanno plasmato le decisioni di questo accordo che seppur vincolante, appare poco incisivo e risolutivo. Intanto nel mondo, tre disastri naturali su quattro sono dovuti al cambiamento climatico, causa anche, insieme alle guerre, delle grandi migrazioni che oggi interessano l’Europa. Dal COP del 1995 sono 606.000 le persone che hanno perso la vita e circa 4 miliardi quelle che hanno subito danni e perso le loro case (Oxfam).

Eppure risale al 1979 la prima conferenza mondiale durante la quale si avviò la discussione su come "…prevedere e prevenire potenziali cambiamenti climatici causati da attività umane che potrebbero avere un effetto negativo sul benessere dell'umanità".


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