Trump alla guerra contro i media. Esclusi NY Times, Cnn e Los Angeles Times dal briefing alla Casa Bianca. La prima volta nella storia degli Usa

di redazione 25/02/2017 ESTERI
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E' alta tensione tra Trump e i media "disonesti", alcuni dei quali oggi sono stati esclusi per la prima volta da un briefing della Casa Bianca, trasformato improvvisamente in un 'gaggle', una conversazione più ristretta a porte chiuse e a telecamere spente.

La lista nera comprende la Cnn, il New York Times, Politico e il Los Angeles Times. In segno di solidarietà i corrispondenti di altre testate - come l'Ap e Time Magazine - hanno deciso di boicottarlo. Presenti invece i media conservatori come Breitbart News, Washington Times, One America News Network, come pure Abc, Cbs, Wsj, Bloomberg e Fox News.

Immediata la reazione del presidente dell'associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, Jeff Mason, che ha annunciato una "dura protesta" per una mossa definita inusuale e senza precedenti. Sulla stessa lunghezza d'onda Dean Baquet, direttore esecutivo del Nyt: "nulla del genere è mai successo alla Casa Bianca nella nostra lunga storia della copertura di più amministrazioni di partiti diversi".

Dura anche la Cnn: "uno sviluppo inaccettabile da parte della Casa Bianca di Trump. Apparentemente è un modo di vendicarsi quando le tue notizie non piacciono. Continueremo a riportare notizie in ogni caso".

Diversi commentatori hanno sottolineato l’eccezionalità di questa decisione, che non ha precedenti nella storia contemporanea. È stata la prima volta nella storia, ad esempio, che il New York Times – considerato il più autorevole dei quotidiani americani – è stato escluso da un incontro con la stampa della Casa Bianca. In segno di protesta contro l’esclusione dei loro colleghi, i giornalisti dell’agenzia di stampa Associated Press e della rivista Time hanno scelto di non partecipare anche se avevano ricevuto l’autorizzazione a farlo, mentre il Washington Post – che da questa settimana ha un nuovo motto apparentemente molto critico nei confronti dell’amministrazione Trump – non aveva mandato nessun giornalista a seguire l’incontro.

 

Lo strappo si è consumato poche ore dopo che Trump aveva lanciato una requisitoria contro i media "disonesti", che usando fonti anonime alimentano le 'fake news', vere "nemiche del popolo". Per l'ennesima offensiva il tycoon sceglie la Conservative Political Action Conference (Cpac), il più grande raduno annuale degli attivisti conservatori.

Il direttore esecutivo del New York Times Dean Baquet ha scritto un comunicato di protesta contro l’esclusione del Times e delle altre organizzazioni giornalistiche sottolineando come l’esclusione non abbia precedenti. Il direttore esecutivo del Washington Post Marty Baron ha accusato l’amministrazione Trump di stare percorrendo un «cammino non democratico» e ha detto che il suo giornale sta riflettendo su come reagire nel caso in cui un’esclusione come quella di ieri dovesse ripetersi. CNN ha commentato molto duramente la questione, definita uno «sviluppo inaccettabile» e considerata una ritorsione nei confronti dei servizi realizzati con le informazioni fornite dalle fonti anonime.

 

 Ma Trump sembra aver fatto il miracolo di cementare l'establishment del partito e il movimento conservatore, come suggellato dalla idilliaca intervista comune del capo dello staff della Casa Bianca Reince Preibus e dal chief strategist Steven Bannon durante la convention Cpac.

Trump si lancia in un discorso dai toni ancora elettorali per scaldare un'audience ben disposta a vederlo come artefice di politiche conservatrici, al di la' del suo opportunismo. "Costruiremo il muro col Messico, e lo faremo prima del previsto", afferma promettendo una accelerazione. "È ora di agire e di prendere azioni forti per proteggere i nostri confini, prosegue. "Ora stiamo buttando fuori i cattivi", aggiunge riferendosi alla stretta sull'immigrazione e ai raid contro gli irregolari. "Cancelleremo e rimpiazzeremo l'Obamacare", incalza. "Avremo il più grande esercito della storia americana", garantisce, dopo aver rilanciato la corsa agli armamenti nucleari che preoccupa Mosca.

Ma la parte iniziale del suo discorso è un altro pesante attacco ai media. Non a tutti, ma a quelli che hanno editori e giornalisti "disonesti" e che alimentano le fake news con l'uso di fonti anonime cui ha chiesto di mettere fine. E' proprio da fonti anonime che arrivano le fughe di notizie per lui più imbarazzanti, come i contatti tra il suo entourage e l'intelligence russa durante la campagna elettorale.

La Casa Bianca, tramite Preibus, ha chiesto all'Fbi di smentire pubblicamente queste indiscrezioni, dopo che la stessa Agenzia le avrebbe definite "non accurate" con esponenti dell' amministrazione. Ma il Federal bureau of investigation si sarebbe rifiutato di farlo. Una vicenda che ha sollevato le proteste dei democratici, secondo cui la Casa Bianca avrebbe eluso le restrizioni sui contatti con l'Fbi sulle inchieste pendenti. Ma la Casa Bianca, tramite il suo portavoce Sean Spicer, ha rincarato la dose contro i media, in particolare contro la Cnn, e ha difeso la volontà di veder riportate le cose correttamente, prima di escludere dal briefing una serie di giornalisti. E puntuale via Twitter è arrivato anche l'attacco di Trump: "L'Fbi è totalmente incapace di fermare gli autori delle fughe di notizie riguardanti la sicurezza nazionale che hanno permeato a lungo il nostro governo. Non riescono a trovarli neppure all'interno della stessa Fbi. Ai media sono date informazioni classificate che potrebbero avere un effetto devastante sugli Usa. Trovarli ora".


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