Brexit. Juncker "Rimpiagerete l'Unione Europea". May firma la notifica dell'articolo 50 per l'uscita dall'Unione. La Scozia non ci sta

di redazione 29/03/2017 ESTERI
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"Questo è un giorno triste perché i britannici hanno deciso per iscritto di lasciare la Ue, una scelta che rimpiangeranno un giorno. Ma mi sento bene stasera perché abbiamo parlato del nostro futuro", ha detto il presidente della Commissione Jean Claude Juncker. "Nonostante le debolezze e gli errori, dobbiamo considerare che l'Ue è il miglior posto in cui vivere nel mondo", ha aggiunto.

"Freedom!", libertà, con il punto esclamativo, titola a tutta prima pagina il Daily Mail. "Independence Day", il giorno dell'indipendenza, esulta la stampa più euroscettica o meglio a questo punto eurofobica e i protagonisti della lunga campagna per uscire dall'Europa, a cominciare da Nigel Farage, l'ex leader dell'Ukip che è stato il primo artefice del referendum anti-Ue. Ma intanto la sterlina cade, continuando un declino iniziato proprio il 23 giugno scorso, quando il Regno Unito votò per divorziare da Bruxelles: la valuta britannica perde quota sul dollaro e sullo yen, una discesa che tra ieri sera (alla notizia che il parlamento scozzese ha approvato la richiesta di un referendum per l'indipendenza dalla Gran Bretagna) e la notte (quando Downing Street ha diffuso la foto di Theresa May che firma l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, la norma per la secessione di uno Stato membro dall'Unione) sembrava in procinto di diventare un crollo, con perdite tra lo 0,5 e lo 0,9 per cento del valore in pochi minuti, anche se poi c'è stata una parziale risalita.
 
"Un salto nell'ignoto" è invece il titolo di prima pagina del più filo-europeo Guardian, che rappresenta la situazione odierna con un puzzle della carta geografica dell'Europa, nel quale mancano i tasselli di un paese - il Regno Unito, finito non si sa dove. "Il peggiore errore della nostra storia dal dopoguerra a oggi", lo definisce lord Michael Heseltine, ex vicepremier ed ex ministro della Difesa conservatore, uno dei pochi Tories che hanno avuto il coraggio di opporsi alla Brexit. E Martin Wolf, il più autorevole commentatore di affari economici del Financial Times, ammonisce che Londra "dipenderà da Bruxelles", economicamente parlando, anche dopo avere abbandonato la Ue, con la sola differenza che non potrà più influenzarne le scelte: un monito subito ribadito stamane dall'andamento preoccupante della sterlina. Il cui calo del 20 per cento circa negli ultimi nove mesi ha sì favorito finora le esportazioni di prodotti "made in Britain", ma ha alzato il costo delle materie prime, fatto salire l'inflazione e sta frenando la spesa dei consumatori, tutti campanelli d'allarme su un'economia in rallentamento, dopo essere stata la più solida d'Europa.

La premier britannica Theresa May ha firmato la lettera per la notifica dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona che, nel momento della consegna al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, segnerà l'avvio formale dell'iter della Brexit, il divorzio di Londra dall'Ue sancito dal referendum del 23 giugno scorso. Lo riporta la Bbc. La lettera - poche cartelle - sarà consegnata alle 13,30 a Tusk dall'ambasciatore del Regno Unito a Bruxelles. E farà scattare i due anni di negoziati previsti per il divorzio.

"E' uno dei momenti più importanti nelle recente storia del Regno Unito". Così la premier britannica Theresa May ha definito l'annuncio formale che farà sull'avvio della Brexit e delle trattative con Bruxelles. Il fine, ha aggiunto il primo ministro, è quello di creare una "relazione profonda e speciale" con l'Europa. "Dobbiamo cogliere questa storica opportunità per emergere nel mondo e plasmare un sempre maggiore ruolo per una Gran Bretagna globale", ha aggiunto la premier parlando a Birmingham durante un forum sugli investimenti del Qatar. "Questo si traduce non solo nel costruire nuove alleanze ma ampliare i rapporti coi vecchi amici che sono al nostro fianco da secoli", ha detto ancora May.

Intanto il parlamento scozzese ha votato in maggioranza a favore della richiesta di un referendum bis sulla secessione da Londra in risposta alla Brexit. La proposta era stata presentata dalla first minister e leader indipendentista dell'Snp, Nicola Sturgeon. "Non apriremo i negoziati sulla proposta della Scozia": è la risposta della premier britannica, tramite un suo portavoce. "Ora non è il momento giusto", ha ribadito il primo ministro, riferendosi all'inizio dei negoziati sulla Brexit.

"Per la Gran Bretagna sarà molto costoso lasciare l'Unione europea", ha detto il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo Manfred Weber. Durante il periodo dei negoziati e quello transitorio, Londra "dovrà rispettare tutti gli obblighi in corso e la legislazione in corso - sostiene il tedesco - se no sarebbe un comportamento irrispettoso che creerebbe problemi ai negoziati". "Avremo in mente solo l'interesse dei 440 milioni di cittadini europei e non più quello dei cittadini britannici". "Uscire dall'Ue significa costruire di nuovo muri e barriere - afferma - e molti cittadini britannici avranno problemi con limitazioni della loro libertà nella vita quotidiana. Non mi piace ma è il risultato del referendum e tutti devono affrontare la realtà".

Dopo il referendum è arrivato, infatti, il giorno 'x' della Brexit. Il Regno Unito, a 44 anni dal suo ingresso nell'allora Comunità economica europea, oggi procede all'attivazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona e da lì si aprono i negoziati per lo storico 'divorzio' da Bruxelles.

Si è aperta sul fronte interno, per Theresa May, fra le folate di vento della riottosa Scozia, la settimana della Brexit, quella in cui la Gran Bretagna si appresta a dare un giro alla roulette della storia: attivando l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, passo senza ritorno (forse) sulla strada del divorzio dall'Unione Europea.

May tenta di serrare le file in seno al regno di Sua Maesta', alla vigilia di quel momento fatale e in vista di un biennio di negoziati con l'Ue che s'annunciano problematici, carichi d'insidie e incognite. Per farlo ha iniziato dalla sfida piu' difficile, quella del territorio del nord, dove la maggioranza e' anti-Brexit e dove la first minister, Nicola Sturgeon, e' tornata a soffiare sulla secessione scozzese.


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