Governo in difficoltà dopo il voto abruzzese. M5S, Processo ai vertici?

di redazione 12/02/2019 POLITICA
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 Duecentomila voti abruzzesi in meno rispetto alle politiche: è questo il dato che inquieta il M5s e mette in discussione la tenuta stessa del governo. Matteo Salvini, che veleggia verso le europee con il vento in poppa, prova a tranquillizzare l'alleato: "Non cambia niente, nessun rimpasto, il lavoro continua". 

Il premier Giuseppe Conte si fa garante di altri "quattro anni" al timone del Paese. Ma i vertici M5s, a partire da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, si chiudono in un mutismo interrotto solo dagli inviti di deputati e militanti a fare una "riflessione". E tra le fila leghiste c'è chi definisce l'esecutivo ormai "a scadenza".

In Abruzzo il candidato di centrodestra Marco Marsilio vince con il 48%, trainato da una Lega al 27,5%, con FI al 9% e Fdi al 6,5%. E la candidata M5s Sara Marcozzi viene scavalcata anche dal centrosinistra di Giovanni Legnini (con il 31,3%, di cui solo l'11,1% al Pd). "Non è la sconfitta del M5s ma della democrazia", azzarda Marcozzi, che prende il 20,2% dei voti, con il 19,7% alla lista M5s. Ma si perdono 27mila voti rispetto alle ultime regionali ed è impietoso il confronto con le politiche: il M5s si dimezza, dal 41% a un 20% scarso, la Lega balza dal 12% al 27,5%. Via Bellerio - raccontano - si aspettava di fare un po' peggio e il Movimento di fare meglio. Non è andata così.

E ora tra i leghisti trapela il timore che lo stesso Di Maio non riesca a reggere l'urto e metterne al riparo il governo. "Sono elezioni regionali: il dato mi sembra chiaro ma questo non cambia nulla per il governo", dice da Campobasso il premier Conte, sempre più stretto tra il sostegno al M5s e lo strapotere salviniano. "Abbiamo quattro anni davanti", ribadisce in serata. Ma Di Maio tace: un vertice a tre nella notte a Palazzo Chigi, dovrebbe provare a chiudere su diversi dossier. Il leader M5s starebbe chiedendo all'alleato subito un'uscita pubblica su Tav. Ma secondo la Lega non può più esigere il No: il ministro dell'Interno in tv ribadisce la linea del sì ma l'ipotesi è rinviare la decisione. Salvini, che per tutto il giorno scambia sms con Di Maio, dichiara: "Sono felice di questo piccolo grande miracolo ma è un voto abruzzese, non credo che gli amici dei 5S debbano temere nulla".

 Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, nessun post, nessun tweet, nessuna "analisi della sconfitta", a dirla come nella prima Repubblica. Nessuna risposta a chi nel Movimento chiede, presto, un'assemblea. E dice "basta verticismi, basta essere trattati da pigiabottoni", come il deputato abruzzese Andrea Colletti.

I pretoriani del vicepremier si limitano a gettare acqua sul fuoco con calcoli funambolici che dimostrerebbero come il 20,2 per cento contro il 40 delle politiche rappresenterebbe solo una "non vittoria" (copyright bersaniano involontario). "Cinque anni fa in Abruzzo si votò alle europee e alle regionali contemporaneamente - spiega il sottosegretario M5S Mattia Fantinati - alle prime prendemmo il 30 per cento, alle seconde il 21. Tante cose pesano per questa differenza, a partire dal sistema elettorale regionale. Se si mettono 10 liste tutte insieme contro di noi sarà sempre molto difficile vincere".

I parlamentari semplici si aspettano di più: sulle chat degli eletti è richiesta a gran voce una struttura che si occupi dei territori non in modo episodico. Su quelle degli attivisti, avanza una domanda: "Ma il capo politico è in grado di occuparsi del Movimento mentre segue due ministeri e Palazzo Chigi?". La risposta implicita è no. Di Maio finge di non sentirla e nella notte elettorale si asserraglia nel fortino della Casaleggio Associati.

"Tradire la propria identità non paga", dice la senatrice Elena Fattori. "Di Battista è stato usato male", rincara Paola Nugnes. Mentre il deputato Davide Galantino affonda: "Gli elettori vogliono vedere i fatti. Le star andavano bene all'opposizione". E l'onorevole siciliano Giorgio Trizzino fa un'analisi impietosa: "La Lega ha puntato scientificamente fin dal primo momento a indebolire ideologicamente e politicamente il Movimento, con il chiaro obiettivo di usarlo fino in fondo prima di gettarlo via".

 

Danilo Toninelli prova a lanciare la palla in avanti annunciando - proprio per oggi - la pubblicazione dell'analisi costi-benefici sulla Tav, che da ieri è in mano ai due vicepremier. I 5 stelle proveranno a ripartire dal no all'alta velocità Torino-Lione per frenare il ribaltamento dei rapporti di forza all'interno del governo. Anche se uno dei componenti della commissione, da sempre favorevole all'opera, ha scritto una "relazione di minoranza" che dovrebbe essere allegata all'analisi e su cui Salvini cercherà senz'altro di fare leva.


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